Chi la dura la vince, questo sembra essere il messaggio che incisivamente trasmette il secondo album di quella che è una delle band più valide dell'underground calabrese, i Nera Luce.
Ad occhi chiusi è una produzione di 12 pezzi, in cui sapientemente vengono mescolate le sonorità del buon vecchio hard rock, le influenze del grunge internazionale e passaggi che sboccano nell'heavy metal. Un album che non dimentica neanche le tradizioni del rock italiano e che riesce a piazzare bene anche pezzi che appaiono un po "sanremesi".
Dunque la band torna più agguerrita di prima, più matura rispetto al passato, arricchendo il suo repertorio con collaborazioni importanti, esplorando di volta in volta nuovi territori. Una di queste è quella con Eman e Kuanito, personaggi maggiormente noti nel panorama reggae calabrese, che ripercorre la protesta al clientelismo regionale e più in generale si volge contro la crisi Statale, riunendo le voci di due mondi musicali solo in apparenza troppo diversi, tra le coinvolgenti note di una rivisitata e turbolenta taranta.
Ancora, si fa notare allinterno dell'album la partecipazione del musicista Gray nel brano La mia confidenza, che rivolge un'aspra critica alle ipocrisie, alle viltà di quest'epoca, attraverso la ritmica saltellante del fraseggio iniziale e una chiusura che, affidandosi alla maestria del chitarrista Danilo Ferragina, sbarra le porte all'ovvietà, riportandoci un po' nel quadro estroso dei Litfiba. La collaborazione con l'incantevole voce di Paola Cortese, che accompagna quella altrettanto riconoscibile di Luigi Persampieri, infine, va ad impreziosire la ballata malinconica dell'undicesimo brano del disco, Domani.
Ma i Nera Luce, non smettono affatto di sorprenderci. Anzi, a volere esaminare più attentamente le intenzioni di quest'opera, sembra che un filo conduttore ne leghi perfettamente l'inizio e la fine. In effetti l'apertura del cd è affidata ad un pezzo, Ultima ora, potente, introdotto da un'esplosione strumentale che vede protagoniste chitarra e batteria in un riff aggressivo, che spiana la strada ad un gioco di doppie voci e ad un'atmosfera quasi sabbathiana. Una scarica adrenalinica viene trasportata dall'incessante sezione ritmica finale in un brano che, sfociando negli influssi metal, reca con sé contenuti importanti toccando ogni individualità nell'infinita ricerca del proprio io.
Triste ballata quella del brano Il tuo soffrire, terzo brano, che rinchiude in un emblematico assolo di chitarra l'eterno conflitto tra sogno e ragione.
Ci riporta al caro Seattle Sound La voglia nascosta, un pezzo quasi in risposta al precedente, che attraverso una strumentistica e una vocalità ancora una volta possenti, disilluse, sembra levare un grido al resto del mondo del mondo da parte di chi continua strenuamente a combattere "col sorriso più amaro, capelli di meno e un foglio per scriverlo".
Ombre si apre lenta quasi arrendevole per cedere il passo poi a un messaggio di speranza che arriva incisivo grazie alla potenza della vocalità del cantante e all'espressiva conflagrazione strumentale. Il ritornello ripetuto, ma non noioso, viene intervallato da sapienti intermezzi musicali, chiudendosi con un riff degno di elogio, destinato a rimanere nelle memorie di chi lo ascolta.
Si vola nel romanticismo spassionato in un pezzo tutto italiano Settembre, per poi ritornare alle ritmiche progressive e alla vocalità vorace che caratterizza l'ottava composizione del cd, Istantanee.
Porta il titolo dell'album il nono brano, Ad occhi chiusi, in cui riaffiora la battaglia interiore tra essere e apparire attraverso un'apertura sorprendente in cui la malinconia iniziale cede ben presto il passo a una cavalcata batteria, la cui potenza si mescola all'esasperazione che l'intero brano trasporta fino alla fine , tra sapienti assoli di chitarra.
Per chi ha apprezzato il primo album e gli esordi della band calabrese, non manca neanche un ritorno di fiamma. Infatti il decimo pezzo, Bambola, un po' per contenuti, un po' per intenzioni, ricorda la tanto amata Giuda, cavallo di battaglia della prima esperienza di registrazione targata Nera Luce. Di nuovo hard rock italiano, dunque, a dimostrarci che cantare in inglese non è sempre necessario per sfornare un pezzo di buona qualità.
A chiudere, una scelta importante. L'ultimo brano, infatti, è una cover di Mina, Insieme, che, oltre a suggellare l'opera con un tocco di romanticismo e di non dimentica tradizionalità, appare come scelta di senso consapevole soprattutto nei contenuti. Le doppie voci in apertura introducono il capolavoro di una delle più grandi cantanti italiane, avvolto dalle magie di un rock ammaliante che coinvolge, ma senza strafare, regalandoci quella voglia di ritrovamento e d'amore che l'intero album nei suoi testi sembra ricercare.
In definitiva, un lavoro che porta alla luce ancora una volta il talento che si cela nelle terre del sud, un album carico di sentimenti, di energia e di vissuto, in cui il vincitore è chi non si arrende, combattendo per ciò in cui crede. Non rimane che affidarsi a questo sogno... ad occhi chiusi, certo, sperando di poter riuscire presto a riaprirli!
martedì 3 settembre 2013
Recensione "Ad occhi chiusi" di Concetta Aloi
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